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Fuori dal tempo.

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Ho 40 giorni, o forse alla fine anche piΓΉ, per svegliarmi con calma al mattino e restare a fissare il soffitto immergendomi nella parte piΓΉ profonda di me, per affacciarmi alla finestra ed osservare il sorgere del sole ed i passi armoniosi della natura, che anche nel caos del mondo generato dall’uomo mantiene in sΓ© la grazia e la virtΓΉ dei suoi tempi; il passaggio delle nuvole e dei venti, il cinguettio degli uccellini… lavo il mio viso stanco dei giorni precedenti, e finalmente mi osservo. Mi siedo a tavola senza fretta, trovo il tempo per guardare gli occhi stanchi di mio padre e per fargli un sorriso, come a dargli conferma del fatto che abbia sempre avuto ragione a restare fedele al naturale flusso delle cose, che se l’avessimo fatto un po’ tutti questo tempo sarebbe giΓ  migliore, per assaporare la GIOIA DI CONDIVIDERE quel momento. Ho 40 giorni per poter tornare alle PICCOLE COSE, perchΓ© impiegarli a desiderare le grandi cose che mancano, se poi in momenti della vita come questo mi accorgo che non servono? Che non mi salvano? Ho 40 giorni per RIEDUCARMI ALLA LENTEZZA, per contribuire a salvare il mondo semplicemente riconducendomi ai suoi stessi passi. Vivo con il presente senza tradirlo per un futuro migliore, non facendolo sentire meno importante di quel che Γ¨, con la naturalezza tipica del bambino che si nutre della semplicitΓ  del QUI e ADESSO.